“Dedicata al mio amico Mauro Marcato”

La 24h del Montello Memorial Mauro Marcato nasce dalla convinzione degli organizzatori che l’Ultracycling sia una disciplina che comporti un difficile esercizio di essenzialità e semplicità, sia da parte dell’atleta che da parte di quanti lo assistono durante la gara, entrambi impegnati a riempire ogni istante con quanto è veramente importante per raggiungere il proprio obiettivo. Questa essenzialità e semplicità, questo sforzo di andare incontro all’altro con spontaneità, sono gli stessi che sono necessari e fanno riconoscere come veri e sinceri i rapporti più importanti, come l’amicizia. Per questo la 24h del Montello è intitolata anche Memorial Mauro Marcato :
Mauro era un amico e compagno di allenamento di Fabio Biasiolo ed è scomparso in modo tragico il 19 aprile del 2007. Da quel momento Fabio ha fatto di tutto per ricordare una volta di più l’amico scomparso, dedicandogli una gara così importante e prestigiosa.
Mauro, dal più profondo del mio cuore per te un ricordo triste e amaro. Tuo amico fraterno per sempre, Fabio.
Mauro, per l’amore che nutriva per la Spagna e per il ciclismo, si era dato una specie di “nome di battaglia”, con il quale era solito firmarsi alla fine del SMS che mi inviava la sera quando ci mettevamo d’accordo per l’appuntamento all’alba del giorno dopo per allenarci insieme. Lui concludeva il suo SMS con: “Cicio Rubiera”, alludendo al famoso ciclista spagnolo Cecio Rubiera. Adoperava questa storpiatura in maniera autoironica perchè il suo stato di forma fisica variava dal rotondetto al rotondo a seconda di quanta voglia e tempo aveva di pedalare. Io, per rispetto, lo chiamavo invece “Gigio Rubiera” ed è anche quello che gentilmente la Mamma di Mauro (il padre era morto qualche anno prima) Bruna e la sorella Stefania hanno scritto a fianco del suo vero nome sulla lapide: “per gli amici Gigio Rubiera”. Mauro aveva lavorato da sempre in molti dei più prestigiosi ristoranti di pesce della Riviera del Brenta. Sapeva il fatto suo ma aveva sempre dentro di sé una tristezza strana che non sono mai riuscito a capire fino a dopo la sua tragica morte. Lui si adeguava ai miei orari, il che voleva dire partire dalla primavera in poi verso le 6 del mattino, se non anche prima e anche se era andato al letto solamente 2 o 3 ore prima. Scherzando io gli dicevo che poteva andare a fare la RAAM visto che dormiva così poco e visto i sacrifici che faceva per venire con me. Definirlo un compagno di allenamento sarebbe esagerato, poiché lui non tirava un metro; pieno di sonno com’era mi chiedevo anche come facesse solamente a starmi a ruota. In salita si staccava da subito e in discesa pure. Non potevo fare un rilancio che girandomi scompariva dall’orizzonte, ma comunque per me era una gran compagnia: valeva più di un “super eroe” pulito del ciclismo antico, perche’ mi parlava dell’Australia, dei suoi viaggi in Spagna o di quello che era successo al lavoro la notte prima. Sapevo per certo che, pur stanco morto, quel pedalare in affanno dietro di me lo rendeva felice, lo rilassava, lo tranquillizzava. Soprattutto l’ultimo periodo, prima della tragedia, mi faceva sentire ancora di più questa sua necessità e il mio rammarico più grande è stato quello di non riuscire a capire che il suo disagio stava aumentando chilometro dopo chilometro fino a diventare impossibile da sostenere. Da bravo “guascone” ha saputo ingannare bene anche me. Passo nel luogo del fatale epilogo tutti i giorni, quasi sempre due volte al giorno, e inconsciamente il mio sguardo si posa su quei maledetti binari di quella stramaledetta stazione, senza che l’impotenza da sopra un mezzo che mi da potenza e sicurezza possa cambiare oramai nulla più. Ho perso una cosa cara! La vita è così, Fabio! Ma non perderò mai l’affetto che è sempre vivo per te e che trova terreno ripiego in tua madre, tua sorella e tua figlia. Con te per sempre, “Gigio Rubiera”, a ogni colpo di pedale della vita - su o giù dalla bicicletta che sia -,
Fabio. (Fabio Biasiolo)